Se mai esistesse – e facciamo finta che esista, anzi la sto appena “inventando”… – mi piacerebbe chiamarla “sindrome della lavatrice”: centrifuga a manetta, centinaia – se non migliaia – di giri a velocità vertiginosa dentro il cestello di acciaio bucherellato per far defluire ed affluire l’acqua, sballottato di qua e di là, per ritrovarsi alla fine ridotto a uno straccio. Per carità, pulito come non mai, ma tremendamente sgualcito, raggrinzito, provato da quel vorticoso e incessante movimento circolare senza sosta. In una parola disorientato.

Ecco, non so bene quanto efficace possa essere questa “immagine”, ma è questa la sensazione che, talvolta, provo oggi nella “mia” Siracusa.

Il momento, quasi inutile sottolinearlo, è davvero difficile. La politica stenta, qui come a Palermo e Roma, a trovare una sua dimensione “alta”. Non si riesce ad andare oltre la blandizia o l’invettiva, la polemica stucchevole o il “sì” di scuderia, la mirabolante promessa o il “no” a prescindere… Un vuoto pauroso – purtroppo in alcune circostanze anche di idee – nel quale la pancia fa la voce grossa e il cervello batte in ritirata.

La Siracusa di questo scorcio finale di 2019 è una città che non deve fare solo i conti con una crisi amministrativa che ci obbliga a rimandare a un domani non meglio definito sogni e progetti di crescita “condannandoci” a vivere un oggi all’insegna del tirare a campare. D’altra parte, come chiedere qualcosa che non vada oltre l’ordinario a un’amministrazione che due diversi giudici  amministrativi hanno rimandato a casa e quindi riportato a Palazzo Vermexio nel volgere di poco più di ventiquattro ore?

Qui, in verità, c’è da fare i conti anche con una serie di pessimi segnali che parlano di una realtà che, nella migliore delle ipotesi, tiene il passo del gambero: per ognuno compiuto in avanti ne fa tre indietro. Si prenda, ad esempio, il settore dell’informazione e, in particolare, quello della “vecchia” (ma non per questo superata, anzi…) carta: dei quotidiani che arrivano regolarmente in edicola uno solo presenta ormai un’edizione dedicata in maniera specifica alla provincia di Siracusa. Facciamoci caso: questa era la situazione della Siracusa della fine degli anni settanta. Questa è la realtà della Siracusa dei primi anni del terzo millennio (anche se, evidentemente, il quadro generale è profondamente mutato visto che l’informazione si è spostata anche sulla rete). E se dopo quarant’anni è come se fossimo tornati alla casella di partenza, quasi fosse il gioco dell’oca, qualche domanda – un po’ tutti – dovremmo farcela. Anche perché l’oggi e il domani di Siracusa tutto possono essere fuorché un gioco.

(*) Storico redattore delle pagine siracusane della Gazzetta del Sud, apre la rubrica dedicata da Cammino alle diverse opinioni sulla Città di chi è impegnato quotidianamente a raccontarla.

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