“Qui, in numerosi territori, con tante vittime – ha scritto il Presidente Mattarella al suo omologo tedesco Frank-Walter Steinmeier – viene decimata la generazione più anziana, composta da persone che costituiscono per i più giovani punto di riferimento non soltanto negli affetti ma anche nella vita quotidiana”.
Continua cosi, come compassionevolmente descritto da Mattarella, l’avanzata devastante del coronavirus e l’Italia sta pagando un prezzo troppo altro, forse perché ha al suo attivo una delle popolazioni più longeve al mondo con il 60 per cento di soggetti oltre i 40 anni. Un virus che non risparmia nessuno ma che inesorabilmente fa strage tra gli anziani tanti dei quali nonni a tempo pieno che fino a qualche mese fa si occupavano dei loro nipotini garantendo loro stabilità affettiva e spesso anche economica
Il contributo di esperienza che gli anziani offrono al processo di umanizzazione della nostra società e della nostra cultura è quanto mai prezioso, ma cosa succederà quando gran parte di quelli che potremmo definire carismi propri della vecchiaia verranno a mancare perché uno sciame virale ce li sta portando via?
Cosa diremo ai nostri bambini quando non vedranno più i loro nonni, il compagno di gioco, il porto sicuro cui andare a rifugiarsi magari dopo una sgridata?
Domande inquietanti si affollano nella mente dei familiari insieme al dolore per la perdita del propri cari : “Come dirlo e che cosa dire?”
I quesiti espressi evidenziano il timore che il bambino possa rimanere scosso o addirittura traumatizzato dall’impatto con la morte, talvolta sembriamo incapaci di trovare gesti e parole adeguate per affrontare la situazione, evidenziando ciò che osserviamo negli ultimi decenni: il modo di avvicinare l’ infanzia al dolore e alla sofferenza, quasi volessimo allontanare gli eventi dolorosi della quotidianità o le esperienze luttuose dovute alla perdita delle persone care
In passato la morte era un momento solenne e anche i bambini venivano portati al capezzale dell’anziano morente perché prendessero parte non solo al processo di separazione dalla persona cara, ma perché potessero imparare a vivere il dolore e la sofferenza senza esserne terrificati e sopraffatti
Oggi tendiamo a proteggere i bambini tenendoli lontani il più possibile da situazioni di sofferenza causate da separazione dei genitori, adattamento alla realtà, eventi delittuosi che talvolta colpiscono il contesto familiare . Questi atteggiamenti protettivi di evitare il dolore restituiscono al bambino un’angoscia amplificata; infatti la non partecipazione alla perdita della persona cara, non gli permette di piangere, disperarsi, ribellarsi , azioni che favoriscono l’attivazione di un distanziamento ed allontanamento emotivo per cui il bambino perde l’occasione di trovare nell’adulto una guida, un supporto solido e sicuro. E’ importante rispettare e riconoscere il dolore anche nei piccoli come afferma A. Marcoli perché quando tentiamo di evitarglielo è forse a noi stessi che tentiamo di evitare il dolore che proviamo nel vedere la loro sofferenza privando così sia lui che noi stessi di una cosa molto importante l’accettazione della morte come un momento cruciale ma naturale. La condivisione di sentimenti di dolore o di forti emozioni tra adulti e bambini è fondamentale perché riescano a creare solidarietà e comunicazione.
Diventa quindi importante far capire utilizzando termini graduali e protettivi, che è possibile accogliere dentro di se il dolore perché anche l’adulto fa così.
E’ comunque importante non dimenticare che i bambini sanno molto più rispetto a quello che pensano gli adulti; le capacità intuitive e riflessive dei bambini permettono loro di capire certi aspetti della vita che noi non immaginiamo. Essi riescono a cogliere gli stati emotivi dell’adulto attraverso gli sguardi, la gestualità dei genitori e quando la morte si avvicina il clima familiare cambia e noi spesso distratti da altre cose non ci accorgiamo che il bambino partecipa attivamente ai detti e non detti dell’adulto
La visione sconcertante dei carri militari con le bare dei deceduti hanno avuto un forte impatto emotivo su tutti noi, ma non finisce tutto così, perché i nostri sentimenti a volte magari non espressi quando la persona cara era in vita con la morte si liberano dando vita ad un commiato che crea un ponte spirituale con chi ci sta lasciando capace di mantenersi oltre la morte fisica.
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