Covid-19: p. Occhetta, “sussidiarietà, solidarietà e coesione sociale per rilanciare il Paese”

Covid-19: p. Occhetta, “sussidiarietà, solidarietà e coesione sociale per rilanciare il Paese”

Per disegnare il futuro dell’Italia post-Covid occorre “tornare ai principi di sussidiarietà, solidarietà e coesione sociale”. Non ha dubbi il gesuita Francesco Occhetta, giornalista e scrittore, autore di “Le politiche del popolo. Volti, competenze e metodo”. In occasione dalla riapertura di tutte le attività, l’agenzia di comunicazione internazionale Sec Newgate ha realizzato un sondaggio tra i più importanti opinion leader italiani.

“Come si riattiva un Paese?”, si chiede Occhetta, convinto che la politica debba “rappresentare tutti, non accontentare. C’è troppa tecnocrazia e troppo corporativismo, troppe scelte appiccicate per accontentare tutti. Bisogna tornare ai principi di sussidiarietà, solidarietà e coesione sociale per rilanciare un nuovo modello di produzione. La società e gli enti intermedi come la famiglia, le associazioni, le Chiese devono responsabilizzarsi per un progetto condiviso, altrimenti – avverte – gli slogan della politica ci disgregheranno, invece di unirci”. Per il gesuita occorre “ribilanciare il rapporto tra la cultura e la natura. Con la cultura abbiamo creato un superuomo infallibile, ma questo periodo ci ha fatto scoprire quanto siamo fragili, mortali. La natura va ascoltata e non violentata come ha intuito la Chiesa nella sua enciclica”. Occorre “ritrovare un nuovo equilibrio nel vivere gli spazi: il suolo consumato solo nel 2018 ha riguardato 51 km quadrati, 14 ettari al giorno, una superficie quasi equivalente a sei Piazze San Pietro al giorno che venivano tolte dalla natura, mentre la popolazione diminuiva di centomila unità ogni anno”.


“Cambieranno le distanze fisiche – prosegue Occhetta – ma dobbiamo essere attenti a distinguere la distanza fisica dalla distanza sociale. Questa la potremmo vivere in due modi: considerare l’altro un pericolo e un nemico”, oppure “capire cosa vorrà dire prossimità e compassione. È la politica del dono che creerà nuovi lavori e nuove visioni, altrimenti il rischio sarà che pochi forti governeranno i molti.” “Tra lo Stato e questo mercato c’è una sola soluzione – conclude – più comunità pensanti che ridano umanità e solidarietà tra noi”.

(G.T.P.)

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