Scuola: mons. Pennisi (Monreale) agli studenti

Scuola: mons. Pennisi (Monreale) agli studenti

 “Non rassegniamoci a guardare al compagno come a un possibile untore”

“L’inizio del nuovo anno scolastico è ormai alle porte e mai come questa volta esso porta con sé un carico inquietante di interrogativi. Certamente è doveroso porre in atto tutte le misure prudenziali che ci vengono suggerite dalle autorità competenti. Tuttavia non dobbiamo permettere al Covid-19 di rubarci la bellezza e la spontaneità delle nostre relazioni”. Così mons. Michele Pennisi, delegato della Conferenza episcopale siciliana per l’Educazione cattolica, la Scuola e l’Università e arcivescovo di Monreale, scrive agli studenti mentre le scuole stanno per riaprire. Riflettendo sugli “interrogativi gravi che sintetizzano il dramma del tempo che stiamo vivendo da diversi mesi”, il presule evidenzia che “la pandemia da Covid-19 ha cambiato le nostre vite, modificando le nostre abitudini”. “L’altro, anche il mio compagno di classe – scrive –, può costituire un pericolo per la mia salute, così come io posso rappresentarlo per lui. L’attenzione a evitare i possibili contagi ha modificato il nostro sguardo sul prossimo e su noi stessi. Non rassegniamoci a guardare all’altro come a un possibile untore”.
L’arcivescovo cita gli scrittori Jean-Paul Sartre e Andrea Camilleri – quest’ultimo con il suo “Non bisogna mai avere paura dell’altro perché tu rispetto all’altro sei l’altro” – e anche l’articolo 3 della Costituzione italiana: “L’altro è una ricchezza e un dono – scrive il presule – e merita sempre accoglienza, rispetto, amore. Nell’altro, sia il nostro vicino sia il povero sconosciuto, noi cristiani riconosciamo il volto stesso di Cristo”. In chiusura, prima della benedizione per studenti, famiglie e personale scolastico, mons. Pennisi ricorda ai giovani: “La scuola, luogo di relazioni e di cultura dove si gioca il vostro futuro, custode del desiderio di felicità che abita nel vostro cuore, palestra di umanità che vi aiuta ad affrontare la realtà anche più drammatica, insegni alla società tutta che nessun virus può e deve sporcare il nostro sguardo sull’altro e su noi stessi”. E chiude: “Il mio augurio all’inizio di quest’anno è che ciascuno di voi porti il contagio della speranza e di una rinnovata umanizzazione alla nostra società confusa e diffidente”.

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