Dodici anni di Episcopato alla guida della Chiesa siracusana. Mons. Salvatore Pappalardo l’8 novembre del 2008 si è presentato ai siracusani con il suo sorriso, la sua semplicità da “figlio dell’Etna”, come ama ripetere. Ma ha sbagliato sin da subito chi ha confuso la gioia del cuore, lo sguardo amorevole, con la mancanza di determinazione. Mons. Pappalardo si è pronunciato su tanti temi che hanno scosso le coscienze in questo territorio: dall’ambiente ai migranti, prendendo sempre posizione. Ha richiamato alla dignità della persona “sollecitando” gli amministratori ad interventi concreti. Si è rivolto agli ultimi, ai poveri e ai detenuti. Non soltanto a parole, ma con gesti concreti. 

Lo sguardo agli ultimi

Sin dai primi anni del suo Episcopato, mons. Pappalardo ha fatto visita nelle due case di reclusione del territorio: a Cavadonna, Siracusa, ed a Brucoli, Augusta. Nessun annuncio, nessuna visita ufficiale. Il pastore si è recato a trovare i carcerati nella loro solitudine: ha celebrato la messa con loro, è stato a trovarli nelle loro celle, nei luoghi di lavoro, nei campetti di calcio. Durante l’anno, ma anche a Natale e a Pasqua, le due feste che segnano la vita cristiana. E poi ha dato un impulso nuovo alla carità. Ha coordinato un’azione su più fronti per incidere concretamente. La carità intesa come “l’abbraccio di Dio agli uomini, in particolare agli ultimi e ai sofferenti”, perché la carità non è “un pio sentimento ma l’incontro esperenziale con Cristo”. E queste parole di Papa Francesco, mons. Pappalardo le ha fatte proprie incentivando l’opera di Casa “Sara e Abramo” (struttura di accoglienza per i senzatetto), dando una dimensione nuova alla Caritas che ha promosso iniziative in diversi ambiti per rispondere alle esigenze del territorio. Sollecitando la Ronda della solidarietà che la sera si occupa dei tanti senzatetto in città.

Accogliendo in Diocesi le Suore Scalabriniane e la missione dedicata soprattutto agli ultimi. O ancora la comunità dei Maristi che hanno creato uno spazio per i migranti dando vita ad iniziative continue. L’arcivescovo Pappalardo ha fatto sentire la sua voce anche nella vicenda della Sea Watch dichiarando sin da subito la disponibilità della Diocesi all’accoglienza: “non possiamo pensare che queste persone non abbiano alcun diritto. Di fronte a persone che rischiano la vita, ognuno di noi, per la propria parte, si deve attivare per assicurare la migliore accoglienza e la salvaguardia della vita. Non dimentichiamo le parole di Gesù: ero forestiero e mi avete accolto. Per noi cristiani, l’accoglienza é un dovere, nel forestiero c’è il volto di Cristo”. 

L’attenzione di mons. Pappalardo all’altro, di qualunque professione di fede. Verso la numerosa comunità srilankese, così come quella filippina. “Un dono del Signore” ha definito la comunità ortodossa rumena “con la quale da anni ormai viviamo la dimensione ecumenica della nostra fede nella concretezza dei rapporti fraterni. Il Signore benedica la loro parrocchia siracusana dedicata ai Santi Paolo e Lucia”. O gli auguri ai fratelli musulmani in occasione dell’inizio del Ramadan, mese sacro per l’Islam. E quando ha visto qualcuno in difficoltà è andato a trovarlo: si è recato nella tendopoli di Cassibile, ha voluto sincerarsi delle condizioni di salute di tanti braccianti, ha portato generi alimentari e vestiario.

Le Lettere Pastorali

Sempre per strada il Pastore: si intitola “Partecipi della grazia che mi è stata concessa” la lettera pastorale che ha consegnato alla Chiesa siracusana nel 2016, a conclusione della Visita Pastorale, pellegrino “su tutte le strade della santa Chiesa che è in Siracusa”.

Un anno prima monsignor Pappalardo aveva consegnato alla Diocesi nel corso dell’Assemblea pastorale, la sua Lettera “Grazia, Misericordia e pace”, per percorrere il cammino dell’Anno Santo della Misericordia indetto da Papa Francesco. “Per essere misericordiosi com’è misericordioso il Padre nostro che è nei cieli e perché le nostre opere possano qualificarsi come opere di misericordia, è necessario che ci riconosciamo bisognosi della misericordia divina”. Il primo passo è quello della conversione e del perdono.

Rispettare la dignità dell’uomo

Ed in questa direzione l’arcivescovo, senza entrare mai nel merito delle vicende di cronaca, ha scritto più volte in merito alla necessità di rispettare la dignità dell’uomo: “il diritto ad una vita libera e dignitosa è possibile solo con un lavoro altrettanto libero e dignitoso, ma il nostro territorio continua purtroppo a soffrire di contraddizioni stridenti”. E ancora: “Una maggiore attenzione nei confronti della persona umana diventa oggi ancor più fondamentale. Non è possibile rinviare e rimandare a domani”. Aggiungendo: “Un’adeguata prevenzione dei tumori e di altre gravi patologie, accompagnata al rispetto delle leggi in materia di tutela ambientale, potrebbe alleviare, se non evitare sul nascere, molte sofferenze”. 

Ha invitato a quella conversione ecologica prospettata da Papa Francesco nell’enciclica Laudato si, limitando “l’abuso” e “l’uso irresponsabile” di quello che ci è stato donato.

L’attenzione al territorio

Sempre attento al sociale e pronto a lanciare moniti agli amministratori dalla sua posizione privilegiata, dal balcone dell’Arcivescovado in occasione del tradizionale discorso in piazza Duomo per la festa di Santa Lucia: “Quella che oggi si stringe a Lucia sembra una Città sofferente, a volte smarrita, una comunità che fatica a ritrovare un progetto di vita condiviso, per il quale spendersi e sul quale investire le sue risorse migliori per il suo futuro”. 

E non è un caso se il pastore della Chiesa siracusana abbia deciso di dedicare una Via Crucis ai lavoratori e ai disoccupati. Indicativo il servizio della Fondazione Val di Noto nel dare nuove opportunità ai giovani.

La sua porta è stata sempre aperta: “Non faccio promesse e non ho la soluzione immediata, perché tanti sono i problemi e le difficoltà” ha sempre ripetuto. Ma “la porta dell’Arcivescovado è sempre aperta” per tutti: per un sorriso, una parola di conforto, un consiglio. Mons Pappalardo ha incontrato delegazioni di lavoratori, ha voluto celebrare la Pasqua con loro. Non in chiesa. Si è recato nella zona industriale ed ha presieduto l’Eucarestia nei saloni e nei capannoni.

L’invito alla preghiera in famiglia

L’arcivescovo ha guardato alla famiglia: “è il momento di riscoprire i legami familiari, di ritornare a prenderci cura gli uni degli altri, di spenderci per le persone più fragili e malate, di scoprire quelle povertà che ci sono più vicine“ ha detto durante il periodo di chiusura totale per l’emergenza coronavirus. Ed ha invitato alla preghiera in famiglia. Le indicazioni del magistero petrino sulla famiglia, sono diventate confronto sulla realtà delle famiglie, per costruire itinerari grazie alla commissione Amoris Laetitia nata proprio dall’Esortazione apostolica. “La famiglia è cellula originaria della società. È nella famiglia che i gli apprendono i valori umani e cristiani che consentono una convivenza costruttiva e pacifica. È nella famiglia che essi imparano la solidarietà fra le generazioni, il rispetto delle regole, il perdono e l’accoglienza dell’altro. Essa è la prima scuola dove si viene educati alla giustizia e alla pace”.

LA PARTECIPAZIONE DEI LAICI

Mons. Pappalardo ha ripreso la Lumen gentium, la costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II, sull’apostolato dei laici come “partecipazione alla stessa salvifica missione della Chiesa”. “I laici sono particolarmente chiamati a rendere presente e operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze in cui essa non può diventare sale della terra se non per loro mezzo. (…) Ogni laico deve essere davanti al mondo il testimone della resurrezione e della vita del Signore Gesù e il segno del Dio vivo”

L’attenzione ai laici si ritrova in particolare nella Scuola di Formazione teologica di Base “Giovanni XXIII”, nata per promuovere la formazione teologica dei fedeli, e nell’attenzione rivolta al diaconato permanente: ben 57 i diaconi ordinati perché “la dimensione della testimonianza del servizio è fondamentale nella Chiesa”. E poi la promozione della vita contemplativa: mentre nel resto d’Italia i conventi chiudevano, in provincia di Siracusa, a Ferla ed a Sortino, sono nati due monasteri. 

L’attenzione all’altro si è tradotta nella cura a tutte le categorie. L’istituzione del Tribunale ecclesiastico ed i tradizionali incontri con i dirigenti scolastici e gli insegnanti ed anche con i giornalisti. Nessun momento formale o costruito, ma un vero confronto, uno scambio continuo per la ricerca del bene comune. 

Tanti i momenti di fratellanza e vissuti nella gioia dello stare insieme, nell’amore di Dio. E tra tutti, il ritorno delle spoglie di Santa Lucia nel 2014: un grande momento di devozione, di preghiera, di comunione tra due Chiese sotto il segno della vergine e martire siracusana.

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