“Colui che discese è lo stesso che ascese”
Questa domenica, la settima del tempo pasquale, nel calendario liturgico di rito romano si celebra la solennità dell’Ascensione del Signore.
Il lezionario festivo di quest’anno proclama la versione lucana di questo grande mistero cristologico:
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio. (Lc 24,46-53)
L’Ascensione è una delle più grandi e importanti feste cristologiche dell’intero anno liturgico, immediatamente associata alla Pasqua di Resurrezione, della quale è un completamento e un approfondimento, e con la quale costituisce un unico grande evento e un unico grande mistero.
Difatti, è proprio per le sue condizioni di Risorto che Gesù è tornato nel seno della Trinità, risalendo pienamente alla sua costituzione divina, portando con sé anche la natura umana ormai assunta e redenta, e sedendo per sempre alla destra del Padre: di là si manifesterà nella gloria alla fine dei tempi, per il giudizio che svelerà il senso di tutta la storia del mondo.
Quindi, in un certo senso, potremmo dire che la Resurrezione coincide di fatto con l’Ascensione: il Figlio di Dio, Risorto dalla morte, col suo corpo glorificato è stato sovraesaltato dal Padre e si è elevato dalla terra al Cielo. L’Ascensione illumina questo aspetto intrinseco della Resurrezione di Cristo: il suo ritorno al Padre.
Ma lo stesso Cristo Risorto, tuttavia, ha scelto di farsi vedere ancora dai suoi discepoli in alcuni singoli incontri (forse un po’ impropriamente definiti talora “apparizioni”), nei quali li ha fortificati, consolidati e confermati nella fede, conferendo loro la certezza di quell’evento sconvolgente che avrebbero testimoniato col coraggio e la forza dello Spirito Santo fino ai confini della terra: Gesù era davvero morto, e ora è davvero risuscitato, e vive per sempre in Dio!
In particolare, Gesù – pur vivendo ormai la sua nuova dimensione ultraterrena – si è manifestato ai suoi, subito dopo la Resurrezione, ogni otto giorni, consacrando così il nuovo grande Giorno nel quale la comunità dei cristiani, di tutti i tempi e di tutte le nazioni, si sarebbe perennemente radunata per sperimentare ancora la sua presenza viva e vera in mezzo a loro: la domenica, “ottavo giorno”, come l’inizio di un tempo nuovo e di una nuova creazione, successiva allo shabbàt che aveva concluso la “settimana” della creazione primordiale.
Finché, secondo la narrazione lucana contenuta nel primo capitolo degli Atti degli Apostoli, dopo quaranta giorni dalla Resurrezione, Gesù è stato visto salire sulle nubi del cielo e scomparire definitivamente dalla vista fisica dei discepoli. Dopo quell’ultimo segno, i discepoli dovranno attendere l’effusione potente dello Spirito Santo sulla Chiesa nascente per continuare a condividere la gioia della presenza di Cristo, senza più bisogno di ulteriori conferme sensibili.
Se però il Corpo fisico di Gesù, con la glorificazione della Resurrezione, è ormai invisibile agli occhi umani, Egli non si è allontanato da noi né è sparito: l’Ascensione non riguarda un’assenza, bensì l’aggiunta di nuove modalità di presenza reale. Il Risorto lo ha promesso e garantito: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Egli è rimasto realmente presente sulla terra col Corpo sacramentale dell’Eucaristia, ma anche col suo Corpo mistico che è la Chiesa, perché «dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono là in mezzo a loro» (Mt 18,20).
Mentre viene visto allontanarsi fisicamente da un punto della terra, al contempo Egli pervade della sua presenza il mondo intero, per sempre. Buona Ascensione a tutti!
Immagine in evidenza: L’Ascensione di Giotto, databile al 1303-1305 circa; fa parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova; è un affresco (200×185 cm).
