Un uomo di fede, di impegno e di servizio: “suscitare e alimentare speranza”

La notizia della morte terrena del nostro Marco è giunta proprio a ridosso dell’approvazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, votato dalla terza Assemblea sinodale a Roma il 25 ottobre.

Sulle colonne di Cammino, Marco aveva raccontato con chiarezza, passo dopo passo e fase dopo fase, gli sforzi – tutt’altro che semplici o scontati – che i cattolici hanno compiuto seguendo le indicazioni di Papa Francesco, per rendere più attuale l’azione pastorale di una “chiesa in uscita”, capace di abitare il tempo presente e di mantenere viva la propria dimensione profetica.

Un “sì” generoso al servizio

Com’era nel suo stile, Marco aveva detto di “sì” al compito affidatogli dall’arcivescovo Lomanto, che lo aveva voluto coinvolgere nel gruppo di lavoro dedicato al cammino diocesano.

Con il suo approccio da “focolarino”, aveva sottolineato “l’esperienza di vera comunione, di popolo in cammino, capace di interrogarsi, di porsi in ascolto dello Spirito per un autentico discernimento comunitario; così come – ha continuato – è stato emozionante per i partecipanti ai lavori sinodali sedere a uno stesso tavolo con vescovi, presbiteri, religiosi e religiose, giovani e adulti; essere ascoltati e avere la possibilità di prendere la parola; potersi confrontare in un dialogo sereno e fraterno, con la consapevolezza di costruire qualcosa di bello per il futuro della Chiesa…”.

E, sempre sulle nostre pagine – nel giornale che lui stesso aveva contribuito a far nascere e per il quale ha collaborato fino all’ultima riunione di redazione dello scorso mese – concluse così le sue riflessioni sul sinodo: “Adesso sarà compito di ogni diocesi tradurre in scelte concrete quanto discusso, per non rendere vana questa esperienza e ritrovare il coraggio di proseguire il cammino sinodale nella nostra Chiesa locale, suscitando e alimentando speranza”.

Un testamento etico

Un auspicio, quest’ultimo, in cui mi pare leggere una delle tante esortazioni che Marco proponeva, con il solito garbo, a se stesso per primo e poi ai suoi numerosi e “trasversali” interlocutori, come un monito.
Parole che oggi hanno il sapore di un testamento etico, di un passaggio di testimone che ci interpella come persone, come fedeli, come comunità civile.

Come gli è stato riconosciuto in questi giorni, aveva l’autorità morale necessaria per poterlo dire ed essere credibile, perché di lui oggi possiamo dire serenamente quanto egli stesso ha scritto in occasione del suo articolo di saluto terreno all’arcivescovo emerito Costanzo: “…ha contribuito fattivamente alla crescita spirituale e umana della nostra comunità, in momenti assai difficili”.

Educatore, sindaco, giornalista: un servizio integrale

Proprio così: Marco, da educatore, da politico, da giornalista, ha vissuto il suo servizio sempre integrato alle difficoltà del tempo in cui era stato chiamato a operare, ma con il cuore rivolto al futuro.

In particolare, da sindaco è stato capace di raccogliere le speranze della società civile siciliana che, negli anni ’90 del secolo scorso, seppe ribellarsi alla violenza mafiosa e alla degenerazione partitocratica che stava ammorbando l’isola.

La sua guida della città, con una squadra di persone preparate e ben motivate, seppe dare il giusto slancio amministrativo per restituire credibilità alle istituzioni; tanto forte da creare una reazione spropositata, compatta e – vista con gli occhi di oggi – fallimentare, da parte dei vecchi apparati partitici che non avevano compreso la direzione in cui si muoveva la storia.

E la città, quella vera, autentica, dei suoi concittadini, non lo ha dimenticato.
Emblematico l’episodio di poco tempo fa, quando, dalla Marina, andavamo a piedi verso l’Arcivescovado e Marco fu fermato da un camionista che, riconosciutolo, volle stringere la mano “al sindaco di Siracusa”, ringraziandolo – nonostante i tanti anni trascorsi – per il buon governo rappresentato.

Una fede umile e interrogante

Adesso non è semplice formulare un ringraziamento per la sua continua disponibilità nelle molteplici iniziative in cui veniva coinvolto: rispondeva sempre con puntiglioso scrupolo prima di consegnare un lavoro o di affidare a chiunque una sua parola di riflessione, sapeva anche dire di no.

Ci confortava con il suo porsi con un’umiltà non di facciata: era tenace nel suo spirito di servizio, sorretto da una fede viva ma sempre interrogante, nel solco del magistero sociale della Chiesa.

“Sognare un mondo in pace…”

Adesso che si trova in compagnia dei suoi amici di sempre, con cui ha scritto oltre quarant’anni del nostro Cammino o di cui ha tanto scritto, ci affidiamo alle sue preghiere, affinché possiamo avere la forza, per la nostra parte, di lavorare per il mondo in cui Marco credeva e che ha immaginato. Come lui stesso ha scritto commentando i messaggi dei pontefici per la Giornata della Pace, in particolare quello del 1° gennaio di questo 2025 che ha visto “nascere in cielo” sia lui che lo stesso Papa Francesco: “Che questo che inizia sia un anno per sognare un mondo in pace e che la nostra azione collettiva risponda concretamente a questo desiderio di speranza, nello spirito del Giubileo”.

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