L’arcivescovo Lomanto: «Abbiamo creato un’involuzione del cristianesimo e della società»
Anche quest’anno Siracusa ha celebrato Santa Lucia, la sua concittadina più illustre, dalle virtù eroiche, riconosciuta santa dalla Chiesa cattolica e venerata in tutto il mondo. La ricorrenza si è svolta con la tradizionale processione, caratterizzata da una partecipazione composta e profondamente sentita.
A differenza dello scorso anno, nel 2025 non era presente la venerata reliquia del corpo, custodita a Venezia. Un’assenza legata alle vicende storiche della santa, che rappresenta tuttavia un’eccezione ampiamente documentata nel volume Sulle orme di Lucia, edito da San Paolo e curato dai giornalisti Salvo Di Salvo e Alessandro Ricupero.
Accade spesso in molte feste patronali, in cui devozione e folklore tendono a intrecciarsi — a Siracusa con una netta prevalenza del primo elemento —che non manchino osservazioni sulle modalità di svolgimento dell’evento, accompagnate da polemiche di scarso rilievo. Controversie che, nel contesto siracusano, non assumono per fortuna i tratti più gravi delle distorsioni di altre celebrazioni religiose “inginocchiate” a logiche mafiose.
In questa edizione, tuttavia, il dibattito pubblico si è spinto oltre le consuete critiche, finendo per oscurare alcune novità significative, come il passaggio del venerato simulacro dalla Casa della Lacrimazione, in via degli Orti.
Ancora più rilevante è il fatto che analoga attenzione non sia stata riservata a quello che rappresenta il vero scandalo della celebrazione 2025: gli atti sacrileghi compiuti nella vigilia e nella notte di Santa Lucia, con l’esplosione di bombe carta contro due esercizi commerciali del quartiere Grottasanta. Episodi inquietanti, che riportano alla memoria il rischio di possibili richieste estorsive e il ritorno della logica del “pizzo”, minando alle fondamenta il richiamo all’unità dei fedeli, al rispetto dell’altro e all’incontro con Dio su cui si concentra l’azione pastorale dell’arcivescovo di Siracusa.
Sul clima che ha accompagnato la festa è quindi intervenuto mons. Francesco Lomanto, rispondendo proprio a una domanda sull’uso improprio dei social network e sulla diffusione di notizie false legate alla processione del 13 dicembre. «Certe discussioni sono inutili e non aiutano la costruzione del bene comune — ha affermato —. Vale più di tutto la comunione nella Chiesa e nella società».
L’arcivescovo stava incontrando la stampa in occasione della presentazione della nuova lettera pastorale, Fidem servavi – Conservare e vivere la fede nel mondo di oggi, offrendo anche una riflessione sul significato del Natale rivolta agli operatori dell’informazione.

I rappresentanti della stampa Dente,Lo Passo, Sambito consegnao il pane della carità all’Arcivescovo
Tornando sul tema della processione, Lomanto ha sottolineato come l’attenzione si sia concentrata sugli aspetti esteriori, trascurando il senso più profondo della devozione: la preghiera, l’incontro davanti a Santa Lucia, le grazie invocate. «La festa — ha spiegato — non è per soddisfare noi stessi, ma per compiere un atto di amore verso Dio e trasformare la nostra vita».

L’Arcivescovo di Siracusa, alla Via Lucis con i giovani, un prolungato momento di adorazione eucaristica “con Lucia a Cristo”
Una riflessione che si inserisce in una critica più ampia: «Abbiamo creato un’involuzione non solo del cristianesimo, ma anche della società, che invece di progredire arretra. È difficile parlare di pace nel mondo se già nelle nostre comunità mancano dialogo e comunione».
Alla luce della lettera pastorale, dunque, il messaggio ai fedeli che si dichiarano devoti di Santa Lucia appare netto: scegliere il silenzio operoso della carità e della responsabilità come testimoniato dalla santa siracusana, oppure il rumore — reale o simbolico — di comportamenti violenti e di omissioni verso il prossimo.
