Stamattina anche la redazione di Cammino si è svegliata con un sorriso di sollievo.
Altri quindici giorni di tregua e lo sblocco delle petroliere ferme nel Golfo.
Si parla addirittura di un crollo del prezzo del petrolio… anche se non conosciamo ancora gli effetti alla pompa; d’altrone la nostra zona industriale ha continuato a lavorare senza sosta e con soddisfacenti guadagni in queste ultime settimane, esportando tantissimo in USA e con i prezzi per i nostri rifornimenti sempre sostenuti oltre la media.
Eppure, resta la sensazione che qualcosa, stanotte, sia cambiato.
Non è forse che il “novello Serse” — il temuto imperatore persiano Serse I, fermato secondo la tradizione dai Battaglia delle Termopili e dall’eroismo dei “300” di Leonida I — oggi venga evocato, quasi per rovesciamento simbolico, nella figura del presidente degli Stati Uniti d’America, guida delle democrazie occidentali?
Nella narrazione classica, resa celebre anche da Erodoto, lo scontro tra Grecia e Persia non fu soltanto militare, ma rappresentò — almeno simbolicamente — il conflitto tra due modelli: da un lato l’impero assoluto, dall’altro le prime forme di autonomia politica che sarebbero poi confluite nell’idea di “Occidente”. Sebbene questa contrapposizione sia oggi oggetto di revisione critica da parte degli storici, essa ha profondamente segnato l’immaginario culturale europeo.
Alla luce di ciò, viene da chiedersi: è possibile che proprio chi incarna oggi la leadership occidentale, con un linguaggio brutale e assertivo, finisca per incrinare quei valori — il primato del diritto, il limite del potere, la dignità del dialogo — che, tra contraddizioni e tragedie, hanno caratterizzato la tradizione occidentale da Platone a Immanuel Kant?
Platone, nella Repubblica, metteva in guardia contro la degenerazione della politica in tirannide; Kant, secoli dopo, immaginava un ordine internazionale fondato sulla ragione e sulla pace perpetua. Tra questi due poli si è sviluppata una lunga storia fatta di conquiste, ma anche di guerre sanguinose e profonde ambivalenze.
Per questo il paragone con Serse appare, in fondo, rovesciato: non più l’“altro” barbaro alle porte, ma il rischio che la logica della forza si manifesti dall’interno stesso dell’Occidente.
Non stiamo forse assistendo a una regressione?
A una sorta di ritorno — almeno simbolico — a una “età della pietra”, dove si afferma l’istituzionalizzazione della legge del più forte?
O è, piuttosto, l’ennesima crisi attraverso cui l’Occidente ridefinisce sé stesso?
- Immagine in evidenza generata dal ChatGPT, considerati i risultati ci si chiede cosa guidi oggi realmente l’America…
