L’Arcivescovo Lomanto: la nostra vista è un insieme di filiere che fanno rete e ci uniscono come fratelli
SIRACUSA – Con la concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Siracusa, monsignor Francesco Lomanto, all‘Isab di Priolo Gargallo ieri mattina, si è conclusa “La Pasqua dei lavoratori 2026” che l’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro ogni anno organizza per accompagnare le componenti del mondo del lavoro alla celebrazione del momento liturgico più importante, la Pasqua di resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Dodici gli appuntamenti di quest’anno, che trasversalmente hanno riguardato un po’ tutti i siti produttivi operanti nel territorio diocesano: il polo petrolchimico con le sue raffinerie ed il non meno importante ed esteso indotto di Augusta, Priolo e Melilli, i magazzini di lavorazione e commercializzazione degli agrumi di Lentini, Carlentini e Francofonte dove l'”oro rosso” (le arance igp della zona) sono ancora oggi asse portante dell’economia, e poi anche quelle realtà imprenditoriali, apparentemente piccole, ma che fanno ‘numeri’ degni di aziende strutturate di realtà industriali che non pensi possano esserci dalle nostre parti. Ed ed è intuitivo, quasi scontato, capire, toccare, come il lavoro è davvero momento di elevazione, non solo di sostentamento, per l’uomo e la sua famiglia quando questo c’è per tutti, è dignitoso, è remunerato secondo giustizia ed equità sociale. Concetti, se si vuole, ovvi -almeno sulla carta- ma spesso sviliti, svuotati al loro interno, specie dove l’offerta di lavoro non è adeguata alla domanda o, per meglio dire, la qualità dell’offerta non è possibile controllarla sufficientemente.
Contento per il buon esito il direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro, don Claudio Magro: “Se dovessi guardare solo ai numeri, cioè alle presenze che sono in crescita anno su anno, già questo sarebbe motivo di soddisfazione. Ma ovviamente non è un problema di presenze, quanto dell’essenza di questa iniziativa che vuole accompagnare il mondo del lavoro della diocesi alla S. Pasqua, annunziando la Parola che salva, somministrando il sacramento della Riconciliazione, dando concreta testimonianza della vicinanza della Chiesa ai lavoratori tutti. Concetto quest’ultimo che nelle sue omelie l’arcivescovo ha voluto sempre ribadire e sottolineare“.

Bello vedere, attorno al Pastore della diocesi, i sacerdoti delle varie comunità parrocchiali presenti a dare testimonianza di unità ma anche di quel radicamento nelle città, nei paesi della nostra chiesa: segnali, ma importanti! E poi gli opifici, i magazzini, i molini, le fabbriche: non ci sarebbe occupazione senza adeguati luoghi di lavoro. Non ci sarebbero operai, quadri, braccianti, tecnici specializzati senza datori di lavoro, senza -insomma- un’adeguata domanda/offerta di lavoro. Senza un sogno od una visione imprenditoriale che, per sua natura, a volte è fantasia ed azzardo allo stesso tempo ma, nel tempo, capace di diventare solida realtà che ‘modella’ luoghi e territori. Così è a Pedagaggi, dove l’azienda “Colleroni” in cui è stato celebrato il precetto, è il cuore pulsante di una comunità di mille anime che vivono sulle prime propaggini degli iblei, tra Carlentini da cui dipendono amministrativamente e Francofonte, collegate solo da provinciali d’altri tempi che non hanno, nonostante tutto, impedito all’azienda di essere leader nel settore della commercializzazione in Italia ed all’estero di frutta fresca di stagione. Così è per l’azienda conserviera di Salemi Pina che con il marito hanno fondato l’azienda che a Sortino ha ospitato il precetto nel loro opificio, nato da un ‘sogno’ sopportato dalle politiche di concertazione territoriale a cavallo dell’anno 2000. L’attività oggi è diventata una srl gestita con passione dai soci Antonio Di Paola e i figli dei fondatori Piepaolo e Nancy Santo. Oggi, il prodotto fresco lavorato viaggia per l’Europa e, sottolinea il direttore commerciale Nancy: “abbiamo il problema di gestire il sempre più crescente gradimento dei nostri prodotti visto il crescere della domanda“. Il lavoro, quello che c’è e quello che ci potrebbe essere, paradosso di un’Italia e di una Sud dove manca la manodopera ma dove non mancherebbe la possibilità di creare nuova occupazione. La nostra chiesa, in questo suo annunziare il Vangelo in occasione della S. Pasqua, dove si lavora e si fa impresa è andata perchè senza lavoro non può esserci vera dignità per la persona.
