Nel cuore dell’estate siciliana, il Premio Nazionale “Più a Sud di Tunisi” sceglie di guardare alla memoria e alla profondità culturale dell’isola. La XXI edizione della rassegna, in programma l’1 e 2 agosto a Portopalo, renderà infatti omaggio a Salvo Randone, nel centoventesimo anniversario della sua nascita.

Figura appartata ma centrale nella storia del teatro e del cinema italiano, Randone rappresenta una delle espressioni più autentiche della cultura siracusana. Nato nel 1906, attraversò stagioni decisive dello spettacolo italiano, lasciando un segno indelebile grazie a una recitazione essenziale, intensa, quasi scarnificata. Il suo talento emerge con forza nella memorabile interpretazione dello stagnaro nel film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri, accanto a Gian Maria Volontè, dove incarna con struggente dignità l’uomo schiacciato dal potere.

Sempre con Petri, Randone prende parte a un altro capolavoro, La classe operaia va in paradiso, Palma d’Oro a Cannes nel 1972, mentre sotto la regia di Francesco Rosi contribuisce a opere fondamentali come Salvatore Giuliano e Le mani sulla città, entrambe annoverate tra i film più importanti della cinematografia italiana.

Il suo percorso artistico si intreccia anche con grandi nomi del cinema d’autore: Federico Fellini lo volle in Satyricon e Tre passi nel delirio, mentre lavorò con Antonio Pietrangeli in La parmigiana e con Valerio Zurlini ne La prima notte di quiete.

Schivo, lontano dalle luci della ribalta, Randone incarnava una Sicilia profonda e contraddittoria. Il regista Sandro Bolchi lo definì “l’attore più grande e misterioso d’Italia”, sottolineando quella capacità unica di fondere cultura classica e sensibilità moderna, richiamando suggestioni che vanno da Eschilo a Gorgia. Anche Vittorio Gassman ne colse l’essenza, affermando che “in lui il silenzio parla più delle parole”.

E proprio il silenzio, cifra distintiva della sua arte, diventa chiave interpretativa di un attore che preferiva la presa diretta al doppiaggio, rivendicando una radice profondamente teatrale. Una scelta che ne ha segnato anche la carriera cinematografica, vissuta senza compromessi e lontano da logiche commerciali.

L’omaggio previsto dal Premio “Più a Sud di Tunisi” non è soltanto una celebrazione, ma un atto di restituzione culturale. Randone emerge così come simbolo di una Sicilia “nobile ed emarginata”, capace di trasformare dolore e solitudine in forza espressiva. A oltre trent’anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel 1991, la sua eredità continua a interrogare il presente.

Portopalo, estremo lembo meridionale d’Italia, diventa dunque luogo della memoria e della riflessione, dove il passato non è nostalgia, ma strumento vivo per comprendere identità, arte e società.

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