E’ già passato un anno dal termine di uno straordinario pontificato sostenuto dal popolo di Dio
“Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo”. Il breve saluto di papa Francesco, dopo l’elezione del 13 marzo 2013, suscitò un sorriso di tenerezza accogliente nel popolo di Dio. Nessuno conosceva Jorge Bergoglio, fatta eccezione per chi con lui aveva percorso un tratto di strada. A Roma, frutto di un conclave inaspettato e breve (30 ore circa!), nessuno aspettava l’elezione di un pontefice latino americano. Il breve saluto del nuovo Pontefice, caratterizzato da una spiazzante semplicità e dalla richiesta sincera di preghiere, quel 13 marzo, aprì un nuovo corso alla storia della Chiesa, com’è giusto che sia per ogni pontificato, è quello di Francesco di concludeva con la sua morte proprio un anno fa, dopo 12 anni e 39 giorni.
Uomo libero da qualsiasi rituale superfluo papa Francesco turba, non poco, la canonicità della prassi vaticana su tante scelte, da quella del vestiario a quella abitativa. Saranno le sue parole a suscitare divisioni, schieramenti e critiche da chi ha avuto paura della novità, da chi non è riuscito a superare la tentazione del ‘si è fatto sempre così!’, da chi ha tacciato Francesco di essere comunista come se questo fosse il peccato grave di cui si macchia chi vive e predica l’attenzione per gli ultimi, di chi parla di verità, di chi chiede con forza giustizia e pace, di chi vuole che l’uomo venga liberato dall’oppressione delle prepotenze di ogni tipo. Ma l’ amore da parte del popolo di Dio ha sostenuto uno straordinario pontificato.
Papa Francesco è stato uomo della Verità. Ogni gesto, ogni parola, hanno avuto un orizzonte: quello di condurre alla Verità del Vangelo nonostante tutto. Le parole di Francesco sono state considerate, talvolta, poco farcite del giusto linguaggio teologico, ma non sono mai state vuote e hanno sempre spronato a “non vendere la fede”.
Il pontificato di papa Bergoglio è stato uno straordinario tempo di concretezza e di amore per l’uomo. La continua sollecitazione a ‘rimanere nel Signore’ ha dato un forte stimolo a ripartire sempre dalla vita e dalle azioni di Gesù: guardare gli umili, aver cura dei deboli, chinarsi verso i bisognosi e dar loro il giusto spazio di attenzione e cura, ascoltare e accogliere il pentimento dei peccatori, trasfigurare le differenze in alterità, lottare contro la cultura dello scarto e riassegnare a ciascuno la dignità umana.
Francesco, padre presente nel dramma della crisi. Il tempo del Covid, le cui ferite mai sanate riemergono continuamente, ha donato alla Chiesa, con Francesco, una presenza salda, rassicurante, quotidiana, unica. Le omelie della Messa di Santa Marta, i testi dell’Angelus, del Regina Coeli, del dolore incompreso dei giorni più difficili della pandemia, hanno nutrito la comunità cristiana, ma soprattutto hanno dato speranza a tanti lontani che, toccati dalla straordinaria presenza del Pontefice, hanno atteso quotidianamente la sua parola sentendosi parte di una Famiglia della quale avevano perso la bellezza dell’attenzione, della presenza amorevole, del dialogo intimo. Le parole donate da Francesco dal 9 marzo al 18 maggio 2020, tanti le custodiscono nel cuore, nel silenzio della propria quotidianità e sono un compendio di teologia della speranza e dell’amore a cui è fondamentale attingere. Lo straordinario momento di preghiera sul Sagrato della Basilica di San Pietro (27 marzo 2020) tocca ancora oggi le corde della commozione, “Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore (…) Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire”. Il tempo della sofferenza per la pandemia ha unito Francesco all’intera comunità umana.
Papa Francesco ha cercato e urlato il bisogno di unità e di pace. I continui inviti all’unità dentro e fuori la Chiesa, al superamento dei particolarismi, ai rischi scaturiti dalla smania del carrierismo e del comando, all’attaccamento ai beni materiali, alla tentazione del potere (spesso padre di gravi vizi!), hanno scosso i muri di tanti palazzi ecclesiali. La paura di divisioni ad intra non ha fermato il cammino ben delineato di Francesco, collegandolo subito al Santo di Assisi dal quale il Pontefice aveva tratto nome e caratteristiche. Una parte di Chiesa, con ‘edifici’ a rischio di crollo, ha subito notevoli scossoni. Ma Francesco sapeva che non può esserci una pace globale, se la pace non parte da tutti e la Chiesa non fa eccezione. La voce, stanca e accorata del papa vecchio, stanco e malato, ha continuato a urlare il bisogno di pace fino al suo ultimo respiro. Pagine su pagine del magistero di Francesco saranno sempre presenti e necessarie in ambito teologico per comprendere la forza della Chiesa del terzo millennio nella ricerca della giustizia e della pace. A papa Francesco va il merito di aver sostenuto con determinazione la ricerca della verità e della giustizia contro il principio del potere, in un tempo di perdita di equilibri internazionali. La Chiesa, consegnata dal conclave dell’8 maggio 2025, a papa Leone è stata preparata dai predecessori a difendere con dignità e forza la giustizia e la pace con coraggio perché, come affermava papa Bergoglio, “ Coraggiosi. Il coraggio cristiano sempre è prudente, ma è coraggio”.
Francesco ha lasciato l’immagine di una fragilità ancora capace di effondere Amore. Non si dimenticherà facilmente l’immagine di un uomo in carrozzina, sfinito dalla malattia, ma sostenuto dall’energia di un amore più grande che, disponibile fino all’ultimo si lascia accompagnare in un bagno di folla bisognosa di un punto fermo. La sofferenza di un Papa talvolta solo nelle scelte, ma sempre compagno di viaggio, rimane quale immagine visibile del Signore che accoglie le nostre fragilità, per trasfigurarle nel luogo del Suo Amore.
A lungo ogni gesto ed ogni parola di Francesco, Franciscus (come è scritto nella pietra tombale) accompagnerà il cammino della Chiesa.
La Chiesa di oggi ne raccoglie i frutti e continua a curare il ‘giardino’ ricevuto con uno stile differente, ma con la stessa passione per la verità, la concretezza, l’amore per l’uomo, per gli ultimi, per la pace.
- Abbiamo affidato alla penna di Mirella Roccasalva Firenze, vicedirettrice di Cammino, il nostro ricordo nel primo anniversario della dipartita terrena di papa Francesco.
