Ancora oggi, un sorriso di fede e un abbraccio di speranza

Per Santa Lucia ritorna la festa del mese di maggio. La storia locale documenta che la festa nacque da un voto del Senato Siracusano del 1646, in segno di gratitudine verso la Patrona per aver liberato la città dalla carestia che l’affliggeva nel 1646.

Di quei lontani avvenimenti ci è giunta una dettagliata cronaca redatta dal canonico della cattedrale Antonino De Michele, che fu testimone oculare dei fatti all’origine dei festeggiamenti cittadini di maggio.

A Siracusa l’anno 1646 fu definito “infausto” per la fame cui soggiacque. Nel duomo il Simulacro argenteo della Santa protettrice venne esposto alle pubbliche preghiere, con le sue sacre reliquie, per implorare la Sua intercessione.

Fra Daniele presenta le sacre reliquie

“Mentre in tale occasione cantavasi Messa votiva da monsignore Francesco Elia, Vescovo allora di questa città, videsi entrare nel duomo, e portarsi sulla cima del trono vescovile una colomba, perché di là partirsi, finchè non giunse l’avviso di essere arrivata nel porto una nave carica di frumento e di legumi. In mezzo a sentimenti di gratitudine e tenerezza, se ne resero le grazie alla Santa benefattrice, e si votò di farsene ogni prima domenica di maggio festiva ricordanza…”.

“… Nella contrada, che chiamiam della Turba, fin d’allora fuvvi apposta, in un angolo di casa che guarda l’imboccatura del porto maggiore, una immagine della Santa benefattrice con al piè il bastimento di cui abbiamo ragionato, come in memoria dell’ottenuto beneficio”.

La festa di maggio, a distanza di ben 380 a anni, si svolge tuttora secondo i criteri-guida stabiliti nel 1646: nella prima domenica del mese il Simulacro della Santa viene traslato dalla cattedrale nella vicina chiesa di S. Lucia alla badia, dove resta per otto giorni. La domenica successiva, con una processione che si snoda per le vie del solo centro storico, viene riportato in cattedrale.

La festa è conosciuta dai siracusani come “Santa Lucia delle quaglie”, in ricordo della consuetudine, durata sino a diversi decenni fa, del lancio di colombi e quaglie dalla balconata della chiesa di S. Lucia alla badia, all’arrivo del Simulacro.

Questa consuetudine si è mantenuta sino ad oggi, modificata soltanto con il lancio, dalla parte alta del giardino dell’Arcivescovado, di centinaia di colombi viaggiatori durante la breve processione della prima domenica di maggio in piazza duomo.

Per i siracusani ancora oggi, un sorriso di fede e un abbraccio di speranza!

La città di Siracusa mantiene tuttora questa tradizionale e suggestiva ricorrenza. La fedeltà a Lucia rimane straordinariamente inalterata. Dopo quasi quattro secoli, con fervore a Siracusa si rinnovano tradizioni che coinvolgono con commozione tutti i cittadini. La festa è, ancora una volta, grande occasione di preghiera, incontro e comunione. È festa di popolo, per un rinnovato cammino nella nostra storia. Nelle forme popolari e culturali siracusane, è comune gioia che esprime nel nostro tempo a Lucia una devozione chiamata a tradurre la fede nella concretezza della vita.

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