Carissimi fratelli e sorelle*,
la festa del patrocinio di Santa Lucia ci vede riuniti insieme come comunità cristiana e come società civile davanti alla bellezza della nostra Santa Patrona di cui andiamo fieri per la sua fortezza e per quella santità di vita che da secoli illumina il cammino della Chiesa.Il nostro tempo sta attraversando un particolare periodo di prova che ha attentato alla serena convivenza civile e lavorativa. Ma ‒ oggi più che mai ‒ il disagio giovanile ci addolora profondamente. Ci troviamo ad affrontare un momento di grande difficoltà, sia per gli adulti che per i giovani, aggravato in particolar modo da una certa incomprensibilità dei linguaggi fra le generazioni.La nostra festa è velata di grande tristezza per la prematura morte di giovani che si tolgono la vita. Un male oscuro li aggredisce. Siamo vicini alle famiglie che soffrono per la perdita dei loro figli; con loro condividiamo il dolore, confermiamo la nostra vicinanza e la certezza che un gesto estremo non può spegnere la speranza.La morte non ha l’ultima parola. Dio Padre, infatti, in Gesù ha vinto il peccato per dare a noi la vittoria della vita del Cristo Risorto. Come comunità cristiana e civile dobbiamo interrogarci: dove abbiamo sbagliato? Ciò che accade anche a uno dei nostri giovani è responsabilità di tutti.Siamo chiamati a stare vicino ai giovani e ai ragazzi, per tentare di comprenderne il linguaggio, a volte fatto di silenzi, ma che sono grida d’aiuto che talora non riusciamo ad ascoltare, perché distolti da troppe cose fuorvianti che il più delle volte sono anche vuote e dannose per tutti.Stiamo annegando nelle sabbie mobili dei social che hanno rubato il posto all’incontro costruttivo e vitale. Un vero dramma sta logorando la nostra umanità, rendendoci schiavi di invenzioni che affascinano la mente, ma svuotano il cuore e, nello stesso tempo, conducono a un pericoloso isolamento autolesionista. È urgente invertire la rotta. Abbiamo il dovere di accompagnare le nuove generazioni alla scoperta dei valori del sacrificio responsabile, della verità che dà senso alla vita, della lealtà che è alla base delle relazioni e della libertà dello spirito nella carità vicendevole.
La festa di Santa Lucia ci sospinge a una più autentica solidarietà nell’affrontare con responsabilità il disagio giovanile per il bene comune, reagendo a uno stile di vita di disinteresse e disattenzione all’ordine pubblico e alla sicurezza della vita degli altri. Santa Lucia ci invita a partecipare alla vita sociale, affrontando insieme le difficoltà per non scoraggiarci e costruire una comunità dove l’uno è responsabile dell’altro.
Questo è il tempo della comunione e della responsabilità condivisa. Le difficoltà presenti chiedono cuori disponibili, intelligenza caritatevole, occhi attenti e mani operose, così da sostenerci nello spirito della solidarietà per custodire il bene di tutti.
Se cammineremo uniti, con fede viva e impegno costruttivo, potremo aprire strade di speranza. Ma è necessario il contributo di tutti e di ciascuno, perché la città cresca nella carità, nella fraternità, nella giustizia e nella pace.
Chiediamo a Santa Lucia di darci occhi nuovi per vedere le necessità dell’altro, anche quando l’altro si nasconde nelle proprie paure e debolezze, per poter riacquistare la forza della vita e riscoprire il modo di saperci aiutare reciprocamente e camminare insieme nella Carità nel Signore.
A Santa Lucia chiediamo il suo potente patrocinio, affinché ci indichi la strada da percorrere nei momenti difficili e faticosi, per seguire con lei la via della vita, del riscatto e della speranza.
Invochiamo la nostra Patrona alla cui protezione affidiamo la nostra comunità, dicendo insieme:
Santa Lucia, prega per noi! Amen!
† Francesco Lomanto
Arcivescovo di Siracusa
(*)Epistola da leggere prima del discorso
Dalla Seconda Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinti (4,8-18)
Carissimi, in tutto siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita.
Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio.
Per questo non ci scoraggiamo, ma, se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova di giorno in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria: noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne.
Parola di Dio

