Perché non sei rimasto nel Tempio, giorno e notte? Perché non hai operato un reset della sana, santa e solida dottrina? Nessuno ti avrebbe fatto l’elenco dei “dubia”! E, invece, vai al Giordano in fila con i peccatori. Dio si allontana sempre più da Dio! Si dis – interessa di Sé Stesso: è una Sua questione viscerale e virale. Non è, per niente, ossessionato della sua identità. A Mosè che Gli chiede: “Chi sono io …?”, risponde: “Io sarò sempre con te” (Es 3, 11 – 12; cf inizio e conclusione del Vangelo di Matteo). Si è legato indissolubilmente, da sempre e per sempre, a ciascuno di noi. E noi lo portiamo dove vogliamo e non vogliamo (facciamo il male, sognando il bene) lo portiamo al Giordano, nel punto più basso della spogliazione. Nei tuguri dell’estrema alienazione, nei bassifondi della più nera disumanizzazione. Nelle fabbriche sofisticate dell’ingiustizia e della sopraffazione. Nelle nostre chiusure segnate dalla bulimia dei nostri primati e dalla anoressia di incontri e di relazioni incinte di ricchezze inimmaginabili. Lo portiamo dove regna una sorta di trimurti: nientità, non senso e “banalità del male”. Negli abissi dei nostri peccati e dei nostri crimini. E l’abisso di miserie rivela meglio la Sua grazia gratuita e unilaterale, incondizionata e asimmetrica. “Essere amore: sua inevitabile pena” (D. M. Turoldo). Gesù al Giordano è la figura del muto, del cieco, dello stanco. Sembra rasenti la disperazione. È l’affamato d’unione con Dio. È figura dell’illuso, appare fallito, del tradito. È pauroso, disorientato. È la tenebra, la malinconia, il contrasto, figura di tutto ciò che è strano, indefinibile, che sa di mostruoso. È il solo, il derelitto. Appare inutile, scartato, scioccato … (cf Il Grido, di Chiara Lubich). Ma Egli ricorda ed è anche la figura d’ogni imprevisto, dell’attesa, dell’incidente, della sorpresa, del dubbio, dell’accusa, della condanna, del processo, dell’esilio, della scomunica, dell’orfanezza, della vedovanza, del divorzio, della scomparsa, della tragedia, del dramma, del fulmine, della catastrofe. E non finiremo mai di trovarlo dappertutto, in questa valle di lacrime che è la terra (ivi). È il Dio testimoniatomi da Teresina di Gesù Bambino del Volto Santo, da Madre Teresa di Calcutta … da Papa Francesco. Posso scriverlo? È un Dio “fico” che stenta, però, a diventare il mio Dio.

– Nella foto le sorgenti del Giordano. Fedeli di Siracusa accompagnano Giovanni Paolo II al pellegrinaggio dell’anno 2000.

 

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