Domani, 15 novembre, si celebrerà per la quarta volta la Giornata mondiale dei poveri, indetta da Papa Francesco al termine del Giubileo. Ecco alcuni “spunti” dai messaggi delle precedenti edizioni

“Il grido silenzioso dei tanti poveri deve trovare il popolo di Dio in prima linea, sempre e dovunque, per dare loro voce, per difenderli e solidarizzare con essi davanti a tanta ipocrisia e tante promesse disattese, e per invitarli a partecipare alla vita della comunità”. Lo scrive il Papa, nel messaggio per la Giornata mondiale dei poveri, in programma domani, 15 novembre, sul tema “Tendi la tua mano al povero” (Sir 7,32). Nel messaggio, Francesco dedica ampio spazio all’analisi dello scenario che si è creato con l’emergenza sanitaria in corso e rende omaggio alle “mani tese” – spesso invisibili – dei “santi della porta accanto”, stigmatizzando invece le “mani tese” di chi agisce in base al narcisismo, al cinismo e alla globalizzazione dell’indifferenza. La Giornata mondiale dei poveri, che quest’anno si celebra per la quarta volta, è stata istituita da papa Francesco nel 2016, al termine del Giubileo della Misericordia, nella lettera apostolica “Misericordia et misera” . Da allora in poi, in tutte le diocesi del mondo, la XXXIII Domenica del Tempo ordinario diventa l’occasione per iniziative concrete di condivisione e di incontro con i mille volti della povertà, elencati nel primo Messaggio del Santo Padre per la Giornata: dolore, emarginazione, sopruso, violenza, torture, prigionia e guerra, privazione della libertà e della dignità, ignoranza e analfabetismo, emergenza sanitaria e mancanza di lavoro, tratta e schiavitù, esilio e miseria.

La ricchezza sfacciata. “Ai nostri giorni, purtroppo, mentre emerge sempre più la ricchezza sfacciata che si accumula nelle mani di pochi privilegiati, e spesso si accompagna all’illegalità e allo sfruttamento offensivo della dignità umana, fa scandalo l’estendersi della povertà a grandi settori della società in tutto il mondo. Dinanzi a questo scenario, non si può restare inerti e tanto meno rassegnati. Alla povertà che inibisce lo spirito di iniziativa di tanti giovani, impedendo loro di trovare un lavoro; alla povertà che anestetizza il senso di responsabilità inducendo a preferire la delega e la ricerca di favoritismi; alla povertà che avvelena i pozzi della partecipazione e restringe gli spazi della professionalità umiliando così il merito di chi lavora e produce; a tutto questo occorre rispondere con una nuova visione della vita e della società”. (Messaggio per la Giornata dei poveri, 19 novembre 2017)

Nessuna delega. “La Giornata Mondiale dei Poveri intende essere una piccola risposta che dalla Chiesa intera, sparsa per tutto il mondo, si rivolge ai poveri di ogni tipo e di ogni terra perché non pensino che il loro grido sia caduto nel vuoto. Probabilmente, è come una goccia d’acqua nel deserto della povertà; e tuttavia può essere un segno di condivisione per quanti sono nel bisogno, per sentire la presenza attiva di un fratello e di una sorella. Non è un atto di delega ciò di cui i poveri hanno bisogno, ma il coinvolgimento personale di quanti ascoltano il loro grido. La sollecitudine dei credenti non può limitarsi a una forma di assistenza – pur necessaria e provvidenziale in un primo momento –, ma richiede quella «attenzione d’amore”. (Messaggio per la Giornata mondiale dei poveri, 18 novembre 2018)

Toccare la sua carne. “Nella vicinanza ai poveri, la Chiesa scopre di essere un popolo che, sparso tra tante nazioni, ha la vocazione di non far sentire nessuno straniero o escluso, perché tutti coinvolge in un comune cammino di salvezza. La condizione dei poveri obbliga a non prendere alcuna distanza dal Corpo del Signore che soffre in loro. Siamo chiamati, piuttosto, a toccare la sua carne per comprometterci in prima persona in un servizio che è autentica evangelizzazione. La promozione anche sociale dei poveri non è un impegno esterno all’annuncio del Vangelo, al contrario, manifesta il realismo della fede cristiana e la sua validità storica. L’amore che dà vita alla fede in Gesù non permette ai suoi discepoli di rinchiudersi in un individualismo asfissiante, nascosto in segmenti di intimità spirituale, senza alcun influsso sulla vita sociale”. (Messaggio per la Giornata mondiale dei poveri, 17 novembre 2019)

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