Faccia a faccia col professore Carlo Morabito, prorettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria: “L’intelligenza artificiale è un mezzo per strutturare l’informazione nel mondo post-pandemia, per riconoscere gli errori fatti per non ripeterli”

 

Un alleato prezioso in una battaglia che coinvolge tutti e che richiede l’impegno di tutti: quella contro la disinformazione. Una battaglia della quale l’azione di contrasto al dilagare delle fake news   non è che uno specifico aspetto. Ma questo prezioso alleato può anche essere, al tempo stesso, uno strumento di generazione e accelerazione della diffusione proprio delle  fake news… Come sempre a fare la differenza, in un senso o nell’altro, è l’uomo e la sua azione.

Tra i nuovi scenari che questa emergenza coronavirus ha contribuito a disegnare c’è anche quello, restando sempre nell’ambito delle dinamiche della comunicazione, del nuovo protagonismo dell’intelligenza artificiale che non è solo tecnologia e ingegneria, ma implica anche principi di informatica, psicologia cognitiva investendo aspetti determinanti dell’etica e delle scienze legate ai comportamenti dell’uomo.

Prof. Carlo Morabito

Il professore Carlo Morabito, docente di elettrotecnica e prorettore dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria (è stato anche preside della facoltà di ingegneria dello stesso Ateneo), è uno dei maggiori esperti di intelligenza artificiale con una solida e lunga esperienza anche in campo internazionale. Tra l’altro ha svolto attività di coordinamento della didattica per organizzazioni internazionali (IEEE, INNS e SPIE), dedicandosi alla gestione dei contributi tutoriali per le Conferenze Mondiali Congiunte (IEEE NNC/INNS) sulle Reti Neurali (IJCNN) di Washington D.C. nel 1999 e 2001, di Portland nel  2003, di Budapest nel 2004 e di Montreal nel 2005. Presidente della Società Italiana di Reti Neuroniche (SIREN), dal 2008 al 2014, quella del professore Carlo Morabito è una formazione rigorosamente scientifica il che, tuttavia, non gli ha impedito di coltivare con straordinaria passione anche altri campi più legati alla cultura umanistica pubblicando pure il volume di poesie “Valeria e io” dedicato alla figlia.

  • Intelligenza artificiale, algoritmi, realtà aumentata… sono tutti termini che sempre più frequentemente, soprattutto di recente, sembra abbiano abbandonato i “naturali” ambiti scientifici per approdare – specie con il crescente utilizzo dei social (anche in versione media) – sulle sponde della comunicazione di massa e dell’informazione più in particolare. Ma cos’è l’intelligenza artificiale?
  • “Non esiste una definizione di intelligenza artificiale (AI) universalmente accettata. L’obiettivo della AI è lo sviluppo di paradigmi o algoritmi che permettono alle macchine di eseguire autonomamente compiti che richiedono qualità umane, prima fra tutte le capacità cognitive, cioè conoscenza, percezione, linguaggio e intuito. In ogni caso, AI si riferisce a un sistema complesso che include componenti hardware e software, è basato su computer, su cloud o su microprocessore che può esibire un comportamento che viene comunemente considerato “intelligente”. Un sistema AI memorizza ed elabora conoscenza per risolvere problemi; inoltre è in grado di acquisire nuova conoscenza, correggere quella precedentemente memorizzata e astrarre concetti non discendibili direttamente dalla conoscenza acquisita. Un sistema AI è in grado di estrarre autonomamente da un contesto la struttura rilevante di un problema, eliminando i fattori confondenti. AI non è solo tecnologia e ingegneria, implica principi di informatica, psicologia cognitiva e investe aspetti cruciali dell’etica e delle scienze comportamentali. Oggi i sistemi AI sono principalmente utilizzati per svolgere compiti di estrazione di informazioni rilevanti da grandi quantità di dati (i big data) senza richiedere stage di programmazione, in modalità più o meno totalmente data-driven: questo è molto rilevante e differente dal calcolo tradizionale, perché ne rende possibile l’utilizzo finale da parte di utenti non necessariamente esperti di AI. Ciò avviene per molti scopi, ad esempio, nel campo della salute, per aiutare una difficile diagnosi clinica o per trattare simultaneamente tutti i dati disponibili a livello mondiale relativi a una malattia rara o nell’analisi di dati spaziali per scopi di sicurezza, di controllo del territorio o per ragioni militari. Fatta questa premessa, è comprensibile che AI abbia un ruolo determinante nella comunicazione, a partire dall’utilizzo più o meno consapevole dei “social”.
  • Il tratto più insidioso delle fake news è che non di rado dietro si nasconde un – più o meno cosciente – mix di fatti veri e scenari verosimili: come ed in quale misura l’intelligenza artificiale può dare una mano a snidarle?
  • “E’ esattamente così, questo è veramente il punto chiave: le fake news, diramandosi attraverso numerosi circuiti comunicativi e correggendosi costantemente al fine di aumentare la propria compatibilità e quindi la credibilità, tendono a trasformare il verosimile in vero. Quando la trasformazione si è compiuta, e a ciò hanno contribuito più o meno coscientemente numerosi attori, inclusi politici, giornalisti e tecnici, non si può tornare indietro immediatamente, il che ha conseguenze talvolta devastanti. Bisogna dire che questa non è una novità del nostro tempo, si sono soltanto aggiornate le modalità e, soprattutto, la velocità di generazione di notizie false. Si è anche distribuita la rete di generazione, un nodo sorgente può essere chiunque di noi con uno qualunque dei media che usiamo ogni giorno. AI può sia generare fake news che contribuire a snidarle, addirittura con la stessa tecnologia. Esistono delle reti neurali, degli algoritmi, che imparano, ad esempio, a generare immagini umane false, di persone inesistenti, ma totalmente credibili, che trasmettono emozioni; si possono generare video o interviste totalmente false, facendo dire al soggetto ciò che ci serve per rendere il tutto verosimile. Le stesse macchine (reti generative antagoniste, ndr) imparano però a discriminare sempre meglio il falso dal vero, approfittando delle stesse immagini o video “fake”, in un processo continuo, che finisce con la vittoria del “vero” soltanto se non si producono più “falsi” con caratteristiche più sofisticate”.
  • – L’emergenza coronavirus ha riportato al centro del dialogo il ruolo di un’informazione completa e affidabile. Dal suo osservatorio, nel futuro post pandemia quale ruolo immagina potrà avere l’intelligenza artificiale nel sistema dell’informazione strutturata?
  • “L’emergenza Covid-19, come tutte le altre tragedie dell’umanità, ci lascia insegnamenti importanti che sbaglieremmo a sottovalutare, minimizzare o dimenticare. Dal punto di vista della comunicazione e dell’informazione, da non esperto, ho osservato una confusione e inconcludenza molto pesante. L’utilizzo delle fake news per potenziale tornaconto politico, certo, ma più ancora una incompetenza difficilmente colmabile attraverso salotti televisivi continui e comunicazioni istituzionali poco veritiere e spesso ritardate. Virologi ed epidemiologi spesso in contrasto fra loro, applausi e lodi a operatori lasciati però da soli con pressioni umani e psicologiche non gestibili. La pandemia ha sorpreso tutti, anche il mondo dell’informazione. L’intelligenza artificiale è un mezzo per strutturare l’informazione nel mondo post-pandemia, per riconoscere retrospettivamente gli errori che sono stati fatti per non ripeterli. L’emozione ci ha fatto passare sopra alla sospensione dei diritti costituzionali e a quelli umani, ma in altre realtà per le strade vuote si sono aggirate le ronde che violavano la democrazia e l’informazione ha coperto i regimi, ad esempio in Iran e in Cina. La voce dell’uomo privato dei diritti è giunta a noi, però, attraverso i circuiti della comunicazione, che quindi non vanno demonizzati ma migliorati. L’intelligenza artificiale può aiutare a migliorarli, ma la direzione di marcia la scegliamo noi, non la macchina”.
  • – Con più di una sperimentazione, in diverse parti del mondo, sta provando a testare la possibilità che le “macchine” lavorino non soltanto file audio e di immagini ma anche testi elaborando in maniera autonoma interi articoli.

    Aldo Mantineo

    E’ iniziato il sorpasso dell’intelligenza artificiale su quella umana?

  • “Sì, è già stato fatto. Si lavora alla produzione di nuovi romanzi di autori deceduti da tempo. Fortunatamente, se è facile produrre un quadro a partire dalle caratteristiche tipiche di un artista, è ancora altrettanto facile, per un esperto, riconoscere il tratto diverso. Si crea un soggetto “fake” molto credibile, ma il dettaglio è ingannevole solo per i non esperti. Un articolo “fake” va rivisto e corretto da un essere umano. Se un poeta crea un’associazione tra un colore e un rumore, ad esempio “un tuono giallo”, che si riferisce al colore del cielo mentre si ode un tuono, ciò non è riproducibile da una macchina, che lo ritiene un nonsense sulla base della propria esperienza acquisita sui testi che ha analizzato. Non vi può essere un sorpasso di AI sull’uomo, è una fake news: AI non ha un metabolismo, un codice genetico su cui è trascritta una informazione millenaria, non ha ormoni e sistema linfatico, rimane una macchina. Almeno, per ora”.
  • – Il mondo accademico italiano – e in maniera particolare quello che gravita attorno agli atenei del Mezzogiorno – che ruolo sta avendo in questo percorso che in alcune aree del mondo (ad esempio gli Stati Uniti, il Giappone e – a quanto dato sapere – Russia e Cina) sembra sia battuto con maggiore convinzione da più tempo?
  • “C’è un notevole ritardo in questi ambiti rispetto ai Paesi che ha menzionato, non dovuto certamente a penuria di cervelli o di creatività. La differenza la fanno gli investimenti. Nel sistema italiano, per ragioni che non voglio discutere o investigare, la ricerca, soprattutto universitaria, è stata guardata come un qualcosa di divertente per chi ha il privilegio di svolgerla e che quindi “è già ripagato da questo”. La totale mancanza di lungimiranza è stata giustificata dal fatto che si doveva sempre risolvere problemi più immediati. Il risultato è disastroso e irrecuperabile, almeno nei settori di tecnologia avanzata. A peggiorare le cose, si è inventato un sistema burocratico di controllo e valutazione dell’attività scientifica che ha spinto a comportamenti poco virtuosi. Le Università meridionali sono le più povere perché non esiste un sistema industriale che compensa il poco che viene investito dallo Stato e dalle Regioni. Molti ottimi ricercatori trovano finanziamenti cospicui all’estero, ma ciò accresce il divario in termini di know-how.”.
  • – Il fattore umano quanto incide nei processi di elaborazione affidati all’intelligenza artificiale?
  • “Se si riferisce al fattore umano “incorporato” nelle macchine, direi molto, ma tutto è possibile perché esistono strutture di calcolo sempre più veloci, a costi sempre più ridotti e solo quando sono disponibili grandi quantità di dati da digerire. L’ultima frontiera è il computer quantistico. Nei Paesi che ha menzionato, si sta lavorando sulla “coscienza” della macchina: come può una coscienza umana emergere da un guazzabuglio di circuiti e bit. Oggi non è qualcosa di veramente concreto, ma nulla vieta di dover assistere a un fenomeno evolutivo, quindi in tempi non brevi, che possa piano piano dotare le macchine e l’AI di un meccanismo automatico di discriminazione tra bene e male. Ma entriamo in un ambito molto scivoloso, più difficile ancora per un credente come me”.

Aldo Mantineo, giornalista e scrittore ha lanciato l’instant-bookFakecraziaL’informazione e le sfide del coronavirus” del giornalista Aldo Mantineo, edito in formato ebook da Media&Books. Il libro sarà gratuitamente disponibile fino al 15 giugno, per il download (da lunedì 4 maggio) da GooglePlay oppure è scaricabile (lecitamente) da Telegram (t.me/media_books) o si può richiedere all’editore: mediabooks.it@gmail.com.

 

 

Condividi: