Da molti anni seguiamo attentamente nel nostro territorio il lungo dibattito politico-istituzionale sul nuovo Ospedale da costruire a Siracusa. Per esperienze dirette e indirette, tutti conosciamo gli aspetti sanitari e amministrativi del nostro nosocomio “Umberto I”. Su queste pagine sarebbe ripetitivo elencare i numerosi e gravi limiti funzionali e operativi che tutti viviamo a Siracusa, pur apprezzando tante note e qualificate professionalità sanitarie.

Una realtà è certamente da tutti condivisa: l’attuale Ospedale è veramente vecchio e insufficiente.

Da tanto tempo si cerca di programmarne uno nuovo ma i tempi del confronto istituzionale si allungano sempre più. Lunghe sono state pure le attese romane per la pubblicazione del recente decreto governativo di nomina del commissario straordinario, prefetto Giusi Scaduto, per l’auspicata costruzione.

Per l’opera viceversa i Siracusani vogliono un percorso veloce ed efficace, anche perché saranno presto necessari diversi sostegni tecnici, legali e contabili per il previsto prestigioso “Ospedale dea di secondo livello, che assicurerà ai cittadini funzioni di alta qualità.

Ma osserviamo un attimo le attuali realtà ospedaliere, a livello nazionale, per sostenere l’urgenza locale dell’iter della costruzione siracusana. Al riguardo, mi sembra interessante pure un raffronto che personalmente vivo da quasi quattro mesi in Emilia-Romagna, a Modena e Reggio Emilia, in territori cittadini e provinciali poco diversi da quelli siracusani per densità di popolazione.

In queste due città emiliane operano strutture ospedaliere molto consistenti che certamente si differenziano da quelle siracusane, almeno sotto l’aspetto dell’accoglienza: ampi e dignitosi sono i locali che civilmente ospitano gli assistiti.

L’efficienza gestionale è facilitata da costruzioni certamente non vetuste o fatiscenti. In tali ordinati ambienti, bene si sviluppa poi tutto il resto, soprattutto in materia di attrezzature e personale.

Si parte da realtà ambientali e operative che agevolano molto il lavoro assistenziale-professionale di tutto il personale sanitario.

Non vorrei dilungarmi sugli aspetti positivi della pubblica Sanità emiliana che sto ampiamente sperimentando. Non lo faccio “per amore di patria”, ma cresce in me sempre più la legittima rabbia per le attuali nostre croniche insufficienze (almeno per i locali ospedalieri). Cresce pure l’amarezza per tanti viaggi verso il Nord Italia da parte di cittadini siciliani e siracusani che pure pagano le stesse tasse dei loro connazionali.

Torniamo allora al costante impegno sociale e giornalistico nel nostro difficile territorio e sosteniamo con forza, in tutte le sedi, questa giusta battaglia di recupero di civiltà, per la sollecita costruzione del nostro nuovo Ospedale a Siracusa.

“Cammino”, sulle proprie pagine, farà tutto il possibile per una corretta e puntuale informazione che possa stimolare e sostenere l’iter istituzionale che porti finalmente alla realizzazione dell’attesa opera, tanto necessaria a tutta la popolazione siracusana.

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