Titolo della settimana: Divorzio all’italiana  di Pietro Germi, 1961.

“Stavo pensando da tempo ad un film sul matrimonio in Italia, un paese dove più di altri vigono costumi medievali che stridono con la realtà odierna, e dove pare che certi uomini non si rendano conto che il tempo passa e si illudono con quattro revolverate di poter inchiodare le sfere dell’orologio. Può esistere cosa più assurda del delitto d’onore? “Firmato Pietro Germi. P

er chi scrive, e lo ribadisco, il più grande regista italiano di sempre. Siciliano d’adozione, che torna per l’ennesima volta nella nostra rubrica per festeggiare insieme i 60anni, portati benissimo, di un capolavoro mondiale. Un dovere non solo mio, da semplice appassionato, ma di tutto il movimento del cinema italiano, dai critici all’ultimo ma non ultimo dei magazzinieri che lavorano in questo mondo dovrebbe dire grazie!  Per la stragrande maggioranza degli storici del cinema, il 1961 segna la nascita ufficiale della commedia all’italiana, termine odiato da Dino Risi e dallo stesso Germi, due dei padri fondatori del genere che vedeva il passaggio dai telefoni bianchi e la commedia rosa ad una più adulta e sotto la patina dai toni drammatici e amari,che grazie a registi e sceneggiatori abili e preparati nel saper cogliere i cambiamenti del paese elevo’ il nostro cinema a vette mai più raggiunte. Chi poteva se non lui inaugurare quella stagione? . In due parole la trama, semplicissima : il barone Fefe ‘ Cefalù (Mastroianni )innamorato della cugina  (Sandrelli )spinge la moglie (Rocca)tra le braccia di una vecchia fiamma, in modo dpoterla uccidere invocando il delitto d’onore . Il film inizia come un lungo flashback con il viaggio di ritorno del barone ad Agramonte,nell’entroterra catanese, dopo tre anni di prigione per l’assassino e la voce fuoricampo di Fefe’scandisce i tempi e le modalità del piano criminoso. Dietro la facciata satirica e spassosa,Germi, con l’apporto di De Concini e Giannetti,dipinge un quadro veritiero della realtà siciliana contro l’incivilta’ dellart 587 del codice penale e dovettero passare altri 20anni, era il 5 agosto 1981? Perché il Parlamento lo abrogasse.

Ovviamente Germi parlando della Sicilia voleva scuotere l’Italia intera con tutte le sue contraddizioni e le ingiustizie e continuò su questa strada con Sedotta e abbandonata nel 1963, sempre con sfondo la Sicilia e Signore e signori del 1966 dove mise alla berlina vizi privati e segreti inconfessabili della sua Treviso, scatenando le ire dei suoi concittadini. Ma queste sono altre storie. Torniamo all’anno di grazia 1961, Germi da gran studioso della psiche umana e dei suoi comportamenti carica tutta la vicenda di humour nero che trova terreno fertile nei suoi interpreti, su tutti Mastroianni con le sue manie e i suoi tic, qualcuno per sua stessa ammissione rubato al regista. Girato in location incantevoli, messe in risalto dalla splendida fotografia di Leonida Barboni e Carlo Di Palma, tra Ispica, Ragusa Ibla con il Duomo di San Giorgio, Ognina e il Teatro Bellini di Adrano adibito a cinematografo, dove vediamo Fefè andare a guardare/guardarsi La dolce vita di Fellini dove lui stesso è protagonista, cinema nel cinema. In una pellicola dove è impossibile citare le scene migliori, sono talmente tante che si fa prima a rivedere il film e lo dovrebbero rivedere all’infinito i registi italiani di oggi, soprattutto quelli che spacciano per commedie i prodotti odierni. Da segnalare le disavventure avvenute durante la lavorazione, dalla paresi facciale che colpi il regista al tentato suicidio di Daniela Rocca. Nonostante questi due gravi inconvenienti il risultato finale è un trionfo con pioggia di premi da tutto il globo e Sicilia meta turistica.

Miglior commedia a Cannes, tre nomination oscar in America con statuetta alla migliore sceneggiatura. Per Mastroianni Nastro d’argento e premio Bafta. Musiche del fedelissimo Carlo Rustichelli e scena finale Clamorosa!  Questo è Divorzio all’italiana, 60anni e non sentirli, pezzo unico di un’Italia che non c’è più.

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