L’incontro tra il presidente UE Charles Michelle, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, il presidente francese Emmanuel Macron e il ministro degli esteri ugandese Odongo Jeje è stato a dir poco imbarazzante.

Impeccabile questa volta il comportamento dei membri UE, discutibile il comportamento del ministro ugandese.

Il 17 febbraio scorso, durante il vertice UE-Africa, il ministro Odongo Jeje, arrrivato a Bruxelles, durante la foto di rito, ha saltato la stretta di mano con la presidente UE Ursula von der Leyen.

Stavolta gli altri presidenti hanno avuto l’accortezza di ricordare al ministro ugandese la presenza del presidente donna, Ursula von der Leyen.

In precedenza, in un altro incontro pubblico, ad aprile 2021, il ministro turco Erdogan aveva lasciato la presidente Von der Leyen senza sedia. Inqualificabile il comportamento del Capo di Stato turco Recep Tayyip Erdogan ma il presidente del Consiglio europeo Charles Michel poteva benissimo cedere la sedia o per lo meno intervenire per rimediare alla mancanza di Erdogan.

I giornali hanno scritto di un ennesimo “Sofagate”, anche la leghista Isabella Tovaglieri è intervenuta sull’accaduto: “Sono bastati 60 secondi al ministro ugandese Odongo e al presidente del Consiglio Ue Michel per umiliare donne e istituzioni europee”.

Al di là dei rapporti più o meno tesi con l’UE o della cultura del proprio Paese che non stima le donne, in ambito internazionale ci sono leggi non scritte: rispetto ed educazione.

Non saranno le cariche politiche, le posizioni di prestigio occupate a dare lustro ad un personaggio pubblico, uomo o donna che sia: se non si rispettano le persone e gli essere umani non si ha futuro.

La donna va rispettata. L’episodio di Erdogan dell’aprile 2021 è indicativo sul rispetto verso le donne, perché anticiperà l’uscita definitiva della Turchia dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, con conseguenze immaginabili per la sicurezza di tutte le donne, come già denunciato dal report di ‘We Will Stop Femicides’

In Uganda ancora oggi si lotta per i diritti umani: dalla libertà di espressione, con forti pressioni esercitate dal governo sulla stampa all’inefficacia del sistema giudiziario ugandese che non persegue i reati di violenze attuati dalle milizie.

Si deve lavorare tanto affinché i diritti non restino sulla carta ma restituiscano concretamente la dignità alle persone e i diritti umani non vengano più lesi.

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