Come la guerra influenza il pane quotidiano

Nella sua relazione, tanto alla Camera quanto al Senato, il presidente del Consiglio Draghi ha evidenziato la fragilità energetica dell’Italia che dipende dalle importazioni di gas dall’estero, principalmente dalla Russia; e, difatti, qualche giorno dopo, il ministro degli Esteri Di Maio è volato in Algeria per trovare forniture alternative. Nella sua esposizione, Mario Draghi ha ribadito la necessità della cosiddetta “transizione ecologica”, prevista anche nell’ormai arcinoto PNRR, che, oltre a rappresentare l’unico modo per lasciare alle nuove generazioni un mondo più pulito, si configura come un elemento di rilancio economico perché, a differenza di gas e petrolio, il sole è gratis! E non c’è certo necessità di sottrarre territorio all’agricoltura per produrre energia: basterebbe, infatti, coprire tutti i tetti degli edifici pubblici e privati di pannelli. E adesso esistono anche i pannelli da installare sulle ringhiere dei balconi. Non ho le competenze per fare i calcoli ma…

STAZIONE GRANICOLTURA CALTAGIRONE

Vivo in un condominio che dispone di terrazze per circa 2000 metri quadri esposti da sud-est a sud-ovest e che, quindi, prendono sole da metà mattino a metà pomeriggio; altrettanto può dirsi per le ringhiere dei miei balconi lunghi complessivamente circa 30 metri, di cui circa il 60% esposti alla luce solare diretta dalle 9 del mattino sino al tramonto. Quanta energia rinnovabile potrebbe produrre solo il condominio in cui abito? E quanta ne potrebbero produrre i tanti condomini che presentano analoghe situazioni? In estrema sintesi, è oltremodo sciocco spendere un patrimonio per importare gas dall’estero (spesso arricchendo governi “discutibili”) quando potremmo fare in casa l’energia che ci serve!

Analogo ragionamento vale per il grano! Già prima che iniziasse la brutale aggressione russa all’Ucraina, il prezzo del grano era in costante ascesa a causa, principalmente, delle tensioni fra i due paesi. Negli ultimi giorni, il prezzo del grano è ulteriormente aumentato tanto da superare, sulla Borsa Merci di Chicago, i 33 centesimi di dollaro al chilo. Ovviamente l’impennata nel prezzo dei cereali, combinata con l’impennata del prezzo dell’energia, non potrà non avere ripercussioni sul prezzo al consumo del pane e della pasta, alimenti consumati quotidianamente da ogni famiglia italiana. Per queste ragioni, avrei gradito ascoltare dal nostro Premier anche una sollecitazione ad una nuova transizione agricola che promuova, incoraggi e sostenga la produzione nazionale di un bene fondamentale come il grano.

L’attuale superficie agricola totale, in Italia, è pari a 16,7 milioni di ettari ma quella utilizzata è pari a 12,6 milioni di ettari e, di questi, solo 3 milioni utilizzati per la produzione cerealicola; il 40,3% di questi 3 milioni di ettari è destinato al frumento e il 16,7% al grano tenero. In pratica, pur avendo a disposizione ben 4,1 milioni di ettari di superficie agricola disponibile e non utilizzata, l’Italia importa il 64% del proprio fabbisogno annuo di grano dall’estero. Lo scorso anno, dato Coldiretti, l’Italia ha importato 120 milioni di chili di grano dall’Ucraina e 100 milioni di chili dalla Russia. Potremmo, se non farne a meno, certamente ridurre la quantità di grano estero e per diverse ragioni.

Il grano italiano è più salubre: per la quantità di radiazioni solari presenti nel centro-sud Italia, il grano italiano è naturalmente immune dalle micro tossine presenti nel grano estero e non necessita, pertanto, di trattamenti chimici; inoltre, il grano che arriva dall’estero viaggia nelle stive delle navi assai spesso in precarie condizioni igienico-sanitarie. Il trasporto del grano contribuisce, in modo significativo, al cambiamento climatico con le conseguenze che ben conosciamo.

Utilizzare quei 4,1 milioni di superficie agricola attualmente incolti, individuare nuove superfici e aree da destinare all’agricoltura potrebbe offrire opportunità di occupazione e sviluppo socio-economico in un’ottica di sostenibilità. Perché coltivare il territorio significa averne cura e, conseguentemente, contribuire alla prevenzione del dissesto idro-geologico cui il nostro Paese è esposto. E, di fronte alle crisi internazionali, subire ricadute meno pesanti sui bilanci delle famiglie. Il futuro del nostro Paese non può prescindere dal ritorno all’agricoltura quale attività economica preminente. E il futuro del mondo non può prescindere dall’idea che, ovunque e sempre, possa esserci “pane e libertà” per tutti e per ciascuno!

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