Presentazione il 5 novembre dialogando con Aldo Mantineo fra dolci e poesie

Con Veli di zucchero. Dolci e badie di Sicilia, pubblicato da ali&no editore, Anna Martano ci accompagna in un viaggio dentro l’anima “più dolce” della terra di Trinacria. Tra le sue pagine, i dolci delle monache tornano a parlare, e lo fanno con la voce della Sicilia stessa: contraddittoria, luminosa, irriducibile.

Una pubblicazione in cui l’autrice si racconta già nella dedica: <<In affettuoso ricordo di Padre Pippo Lombardo, che fu primo a credere nei miei cunti di cibo e di Sicilia, e di Padre Salvatore Arnone, che nel suo ministero fu cantore del “Genio femminile”>>. Mercoledì 5 novembre la prima presentazione siracusana alle 17.30 nel salone Cna di via Trapani 73 con l’introduzione di Franco Neri.

Gastronoma, giornalista, docente e “gastrosofa”, Martano ha sempre vissuto la cucina come un modo di pensare e di respirare. «Muoversi tra i fornelli, scegliere gli ingredienti, ascoltare lo sfrigolio di una frittura… è naturale come respirare», racconta. Respirare Sicilia, per lei, significa amarla attraverso il suo cibo, perché “nulla più della gastronomia è capace di raccontarla”.

La passione, però, è diventata impegno grazie a un episodio familiare, semplice e rivelatore: «Tutto è cominciato con mio figlio Francesco. Avevo preparato la cuccìa di Santa Lucia e lui la raccontò ai compagni di scuola, che però non la conoscevano. Capì che bisognava recuperare la memoria. Ne parlai con Padre Pippo Lombardo, allora Direttore di Cammino, e nacque “Saperi e sapori di Sicilia”». Da quel gesto domestico nacque la rubrica, pubblicata per cinque anni sulla testata Cammino, oltre 150 puntate che hanno gettato le basi per la sua attività di divulgatrice e studiosa.

Veli di zucchero raccoglie e sublima quell’esperienza: è un libro che attraversa conventi e ricette, ma anche la storia sociale e spirituale della Sicilia, la sua lingua, le sue contraddizioni. Martano scrive che «la Sicilia è terra di dolcezze e contrasti», durante la nostra intervista spiega che quei dolci raccontano tanto la grazia quanto la ferita.

«Onoriamo la memoria di Falcone e Borsellino ma, allo stesso tempo, c’è chi ancora esalta Totò Riina. Questo conflitto interiore si riflette anche nel nostro rapporto con il cibo: da un lato difendiamo la tradizione, dall’altro non valorizziamo i nostri grani, non remuneriamo adeguatamente i produttori dei nostri grani teneri tradizionali, quali la Maiorca o il Maiorcone, né tuteliamo la nostra meravigliosa frutta secca, le mandorle, i pistacchi, e il mercato è invaso da prodotti esteri, spesso coltivati con metodiche non ammesse in Italia, e certamente inferiori per qualità organolettiche.»

I dolci che racconta l’autrice nelle sue pagine vogliono dunque essere una “chiamata all’azione” per tutti i siciliani.

Anna Martano e Lillo Defraia

Tra le storie e i conventi descritti nel libro, un momento spicca per la sua intensità: la riscoperta della Spina Santa di Caltanissetta, il dolce sacro con il cuore rosso di cotognata e gelsi neri, simbolo della corona di Cristo. Per la prima volta, la ricetta autentica viene resa pubblica, grazie alla gentile concessione del Maestro Pasticciere Lillo Defraia, che ne custodiva il segreto. Martano racconta con gratitudine questo incontro: «Ho conosciuto il Maestro Defraia collaborando con Ristoworld; ci siamo riconosciuti subito nel desiderio di rendere onore alla Sicilia. Aveva recuperato la Spina Santa, ma non aveva mai voluto rivelarne la ricetta. Lo ha fatto con me per la profonda amicizia e perché sapeva che mi sarei presa cura della sua storia. Gli sono profondamente grata, e ringrazio anche suo figlio Giuseppe per la foto del dolce che campeggia sulla copertina».

La pubblicazione di questa ricetta segna un momento simbolico: la Spina Santa esce finalmente dal silenzio del Monastero di Santa Croce per tornare tra le mani del mondo. È un gesto di restituzione, un ponte tra passato e presente, tra sacro e quotidiano.

Ma Veli di zucchero non si ferma alla nostalgia. È un libro che guarda avanti, che parla di sostenibilità, di turismo consapevole, di cultura alimentare come forma di cittadinanza. Alla domanda su quale dolce conventuale meriterebbe di tornare sulle nostre tavole, Martano risponde con entusiasmo: «Vorrei vedere, nelle vetrine delle pasticcerie, u facciuni ‘i Santa Chiara: una torta deliziosa, due strati di pan di Spagna con marmellate di cedro e di arance amare, rivestita di pasta di mandorla e glassa al cioccolato. È fresca, leggera, priva di lattosio, e può diventare anche gluten-free: così possono mangiarla tutti. Perché il cibo è come l’amore: o è condiviso o, semplicemente, non è».

In questa frase si concentra tutta la visione della Martano: il cibo come linguaggio d’amore e di identità, la tradizione come spazio di accoglienza, la memoria come atto politico e poetico. Veli di zucchero è un libro che restituisce alla Sicilia la sua voce più autentica, è un modo per dire chi siamo e chi vorremmo continuare a essere.

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