Quella di Sara e Abramo è la prima coppia nella storia della Salvezza ed è simbolo di accoglienza. Accoglienza del volere di Dio e accoglienza degli ospiti, come i tre uomini che Abramo rifocilla e sfama nella sua tenda a Mamrè nell’episodio raccontato al capitolo 18 della Genesi.

Sara e Abramo sono il simbolo dell’accoglienza anche a Siracusa: si chiama “Casa di Sara e Abramo”, infatti, la realtà che accoglie e tende la mano ai senza tetto della città.

Nata nel gennaio del 2011 dall’emergenza freddo, per volere dell’Arcidiocesi di Siracusa, la “casa di Sara e Abramo”, dopo esser stata ospitata brevemente al Santuario della Madonna delle Lacrime e dalle suore cappuccine del Sacro Cuore, si trova oggi in contrada Pizzuta ed è animata dall’”Associazione per la casa di Sara e Abramo” che raccoglie i volontari che si occupano di questa realtà che offre ospitalità, sostegno, cibo e calore a chi si trova in un momento di difficoltà e non ha un posto in cui vivere.

Il responsabile della casa è Marcello Munafò che ha una lunga storia legata alle “Ronde della solidarietà” in giro per i quartieri di Siracusa sin dagli anni 90, e ancora oggi, per offrire tre sere a settimana un pasto caldo e conforto ai senza-tetto che vivono per strada.

“Nel 2011 l’Arcidiocesi di Siracusa –ci dice Munafò- davanti all’emergenza freddo, decide di creare un luogo che sia di sostegno e accompagnamento per chi è in difficoltà. La “Casa di Sara e Abramo” non è un dormitorio come ce ne sono tanti nelle città ma uno spazio di accoglienza dove ospitiamo chi ha avuto problemi, cercando di ritrovare insieme un nuovo modo per avere nuovamente un ruolo attivo nella società. Mi piace vedere in questa casa un luogo di sosta e ripartenza.”.

“Questo progetto nasce dalla Diocesi e si realizza anche grazie ai volontari dell’ “Associazione per la casa di Sara e Abramo” –ribadisce Munafò-  una realtà in controtendenza: i volontari della casa sono persone che sacrificano il loro tempo senza chiedere nulla in cambio. Con spirito di gratuità  facciamo animazione e ci occupiamo concretamente di persone fragili con semplicità, facendo piccole cose tangibili. Quella che viviamo alla casa di Sara e Abramo è una condivisione vera delle nostre e non virtuale come oggi usa molto. Gli ospiti dal canto loro, gestiscono i lavori di casa e questa organizzazione li fa sentire parte di una famiglia”.

Munafò continua: “In questi anni è cambiata la tipologia di senza-tetto nella nostra città: prima erano principalmente stranieri dell’Europa dell’Est mentre oggi accogliamo tanti italiani che sono scivolati nella povertà perdendo il lavoro a 50-60 anni. C’è una frontiera di povertà nuova a Siracusa che porta tante persone a trovarsi dapprima senza lavoro in un’età difficile per poi vedere incrinarsi i rapporti familiari e alla fine perdere gli affetti e la casa”.

“Noi li accogliamo nella “tenda” che la Diocesi, come comunità di fede di Siracusa, ha creato qui alla Pizzuta, – conclude Marcello Munafò- offrendo loro non solo un tetto ma una vera e propria casa in cui trovare persone e in cui ritornare ad essere persone.

Oggi l’emergenza non è tanto dare da mangiare quanto offrire sostegno: c’è molta più fame di relazioni che di cibo.”.

 

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